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PENSIERISINISTRI
Libertà è partecipazione
POLITICA
13 dicembre 2009
LA STAMPELLA, LE MANI SPORCHE, IL PANE… PENSIERI DI UN “POVERO INGENUO”

Le "mani in pasta", “sporcarsi le mani” e magari pure le maniche, aggiungerei … Sono queste le “metafore democratiche” più gettonate nei discorsi di chi vorrebbe che il PD diventasse la stampella di Raffaele Lombardo all’ARS. Ascoltando le arringhe stucchevolmente appassionate di alcuni compagni e amici di partito mi sorge un dubbio “ Sono io sbagliato? È possibile che sia così difficile trovare un partito in cui si voglia tornare a fare politica e in cui si utilizzino queste metafore per parlare di politica attiva e non per giustificare accordi di bassa lega?” Sono ancora confuso. Costernato.

Da persona che, quando è stata chiamata in causa, s’è sempre impegnata, in prima ed in seconda linea, ho iniziato a nutrire un certo complesso d’inferiorità nei confronti di quegli strateghi che provano a spiegarmi le ragioni di un sostegno a Lombardo: “Un’opportunità da non perdere”, “Aprire la vera stagione delle riforme”, sino ai più biblici “Dobbiamo aiutarlo a redimersi”. Quanta carità, quanto impellente il bisogno d’agire che s’è risvegliato negli animi infervorati di alcuni compagni e/o amici. Fulminati sulla via di Damasco oggi mi vengono a spiegare, con molto garbo, che le mie posizioni di chiusura sono ideologiche, vetero-marxiste, utopiche, fuori da ogni logica.
E allora penso sì, sono Che Guevara, se penso che, lanciando tre o quattro proposte chiare su Sanità, Sviluppo, Energia e Ambiente (a cui è legata la scottante questione dei rifiuti), si potrebbe trovare una strada per fare politica e fare capire alla gente cos’è il PD siciliano. Sono “illuso” se penso che la politica si debba fare ogni giorno ad ogni livello e che un partito sano dovrebbe battersi nei luoghi preposti per difendere e sostenere i propri progetti per questa regione. Devo essere stato vittima di qualche allucinogeno se ogni giorno parlo con giovani e meno giovani “scazzati” perché non riescono più ritrovare nel PD quell’entusiasmo e quelle motivazioni che fino a qualche anno fa rappresentavano una speranza. Avrò visto il film sbagliato, quando qualche hanno fa si demonizzava Lombardo e lo si riteneva soprattutto inaffidabile (e credo che pure l’amico Cuffaro se ne sia reso conto). E forse mi sbaglio, ma ricordo di aver sentito, alle ultime primarie, parlare di “alternativa al centrodestra”. E mi sento un po’ George Orwell quando credo che tra qualche giorno arriverà Mr S.Berl a risolvere i conflitti che hanno scatenato quest’opera dei pupi e noi resteremo lì con la nostra “mano sporca” da accattoni.
 
Per anni mi sono illuso che per andare al governo servissero persone che facessero politica sul territorio. So che questa soluzione risulta parecchio macchinosa rispetto ad un accordo, so che per molti l’apertura di Lombardo rappresenta l’unica possibilità concreta di “sporcarsi le mani”.
Ciò che però più mi fa rabbia è il fatto che qualcuno mi voglia prendere in giro. Non sono nato ieri. Diciamo le cose come stanno. Diciamo che qualcuno ha paura di perdere male pure contro un centro-destra in crisi. Diciamo che può essere legittimo per un deputato regionale, non voler ricandidarsi alle elezioni ogni due anni, lo capisco… mi chiedo se legittimo lo sia per un partito d’opposizione che ha ricevuto un chiaro mandato dagli elettori.
Se delle scelte si devono fare che si facciano e spero che ci siano delle persone disposte ad assumersene pienamente la responsabilità, anche dopo che il nostro partito avrà perso voti e credibilità. In questo modo, chi come me nutre in questo momento una profonda confusione potrebbe finalmente trarre delle conclusioni sulla base di fatti concreti.
 
Dedicato a tutti quegli elettori e militanti che credono ancora nella Politica e non si rassegnano all’idea che per cambiare questa Sicilia si rinunci ai propri sogni o si debba per forza andare via.



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6 dicembre 2009
Sentirsi Malaussene, da "La Fata Carabina" di Daniel Pennac
Io, Benjamin Malaussène, vorrei che qualcuno m’insegnasse a vomitare l’umano, un metodo sicuro come le due dita in gola, che mi insegnasse il disprezzo, come il buon odio bestiale, quello che massacra a occhi chiusi, vorrei che un giorno arrivasse qualcuno, mi indicasse un altro e mi dicesse: quello è il porco assoluto, cagagli in testa, Benjamin, fagli mangiare la tua merda, uccidilo e massacra i suoi simili.
 
E vorrei poterlo fare, sul serio. Vorrei essere di quelli che chiedono il ritorno della pena di morte, e che l’esecuzione sia pubblica, e che il condannato sia ghigliottinato prima dai piedi, poi sia curato, cicatrizzato e si ricominci appena guarito, nuovo ghigliottinamento, sempre dall’altro lato…
 
...Vorrei appartenere alla vera famiglia, numerosa e tanto unita, di tutti quelli che auspicano il castigo. Porterei i bambini allo spettacolo e potrei dire a Jeremy: “ Vedi cosa ti aspetta se continui a dar fuoco alla pubblica istruzione?”…
 
...Vorrei appartenere alla grande, bella “anima umana”, quella che crede, vero come l’oro, al carattere esemplare della pena, quella che sa da che parte stanno i buoni, da che parte stanno i cattivi, vorrei essere il fortunato possessore di un’intima convinzione, cazzo come mi piacerebbe! Perdio se mi semplificherebbe la vita!



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11 maggio 2009
NON MI LASSARI SULU di Ignazio Buttitta
 Poco tempo fa, un mio caro compagno di partito mi ha fatto conoscere questa stupenda poesia di Ignazio Buttitta, che io adesso pubblico perchè altri la possano conoscere, perchè altri la devono conoscere.

NON MI LASSARI SULU

Ascutami, parru a tia stasira
e mi pari di parrari o munnu.

Ti vogghiu diri di non lassarimi sulu
nta sta strata longa chi non finisci mai
ed havi i iorna curti.

Ti vogghiu diri
ca quattr'occhi vídínu meggbiu;
ca miliuna d'occhi vidinu chiù luntanu,
e ca lu pisu spartutu nte spaddi diventa leggiu.

Ti vogghiu diri
ca si t'appoji a mia e io m'appoiu a tia
non putemu càdiri
mancu si li furturati n’assicutanu a vintati.

L'aceddi volanu a sbardu, cantanu a sbardu,
un cantu sulu è lamentu e mori ntall'aría,

Non calari l'occhi, ti vogghiu amicu a tavula;
e non è veru mai ca si diversu di mia
c'allongu i vrazza e ti chiamu frati.

Frati ti sugnu e cumpagnu
calatu a scippari i spini chi nsangunianu i pedí:
frati e cumpagnu isatu a sfardari i negghi
e astutari i lampi:
frati e cumpagnu
si scattanu i trona e trema a terra,
e puru si spunta u suli e l'abbrazza.

Unu non fa numíru,
nascemu pi cantari nzemmula
e non pi lassari eredità di lacrimi e ripitíu di lamenti.

Si mori e si resta a nàtari
nto lettu du ciumi chi scìddica a mari,
nto lettu chi cunta la storia di semprí.
E sarannu íorna comu chistí: cu l'arba e lu suli,
i gaddi chi cantanu, l'arbuli chi ciuriscinu,
l'omini ‘nterra e miliardi di stiddí nto celu.

Jorna comu chisti: cu lustru nte strati,
chi tavuti cunzati, chi piccíriddí chi ghiocanu
e l'amuri nte letti ca vucca d'agneddu e di lupu.

Jorna comu chisti: cu tia e cu mia
chiamati cu àutri nomi, a cunsultari libri,
a spirimintari, a giudicari i vivi e i morti
si meritanu… si miritamu pirdunu.

Pirdunu pi guerri a catina, pi stragi,
pi Hiroskima bruciata,
pi pueti fucilati.

Pirdunu pi càmmari a gas,
pi l'ingiustizia codificata,
pu nfernu addumatu nto paradisu da terra,
pi Cristu ‘n cruci e lu boia a l'artaru.

Mi staiu cunfissannu…
Cu m'assolvi?
Cu t'assolvi?

A storia no
si putemu fari a guerra paci,
u chíantu gioia
a scbiavitù libirtà
l'odiu amuri,
e non lu facemu.

A storia no
Si putemu abbattirii mura di petra d'ossa
chi ghisamu ogni ghiornu chi manu lordi,
tu e io, chi manu lordi, e non lu facemu



NON MI LASCIARE SOLO (Traduzione in Italiano)



Ascoltami, parlo a te stasera
e mi pare di parlare al mondo.

Ti voglio dire di non lasciarmi solo
in questa strada lunga che non fìnisce mai
e ha i giorni corti.



Ti voglio dire
che quattro occhi vedono meglio,
che milioni d'occhi vedono píú lontano,
e che il peso diviso sulle spalle diventa leggero.

Ti voglio dire
che se t’appoggi a me e io mi appoggio a te
non possiamo cadere
nemmeno se la bufera c'insegue a ventate.

Gli uccelli volano a stormo, cantano a stormo,
un canto solo è lamento e muore nell'aria

Non abbassare gli occhi, ti voglio amico a tavola;
e non è vero mai che sei diverso da me
che allungo le braccia ti chiamo fratello.

Fratello ti sono e compagno
curvato a strappare le spine che insanguinano i piedi:
fratello e compagno alzato a lacerare le nuvole
a spegnere i lampi:
fratello e compagno
se scoppiano i tuoni e trema la terra,
se spunta il sole e l'abbraccia

Uno non fa numero,
siamo nati per cantare assieme
e non per lasciare eredità di lacrime repítío di lamenti.

Si muore e si resta a nuotare
sul letto del fiume che scivola a mare,
sul letto che racconta la storia di sempre

E saranno giorni come questi: con l'alba e il sole
i galli che cantano gli alberi che fioriscono,
gli uomini in terra e miliardi di stelle nel cielo.

Giorni come questi: con la luce nelle strade
le tavole imbandite, i bambini che giocano,
e l'amore nei letti con la bocca di agnello e di lupo.

Giorni come questi: con te e con me
chiamati con altri nomi a consultare libri,
a sperimentare, a giudicare i vivi e i morti
se meritano…se meritiamo perdono.

Perdono per le guerre a catena, per le stragi
per Híroshima bruciata,
per i poeti fucilati.

Perdono per le camere a gas
per l'ingiustizia codificata,
per l'infemo acceso nel paradiso della terra,
per Cristo in croce e il boia all'altare.

Mi sto confessando
Chi mi assolve?
Chi ti assolve?

La storia no,
se possiamo fare la guerra pace,
il pianto gioia,
la schiavítú libertà,
l'odio amore
e non lo facciamo.

A storia no
Se possiamo abbattere i muri di pietra d'ossa
che innalziamo ogni giorno con le mani lorde,
tu e io, con le mani lorde, e non lo facciamo .



permalink | inviato da PENSIERISINISTRI il 11/5/2009 alle 13:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
DIARI
21 marzo 2009
OGGI 21 MARZO, GIORNATA DELLA MEMORIA, IO RICORDO...

Affinchè restino sempre vivi quei Nomi
che hanno lottato per rendere questa Terra meno arida
e più Libera


Versi per la Libertà 
Testo di Paolo Messina, Musica di Pippo Pollina
PER ASCOLTARE LA CANZONE CLICCA SUL TITOLO

Ammanitati lu ventu
si criditi
ca vi scummina li capiddi
lu ventu ca trasi dintra li casi
pi cunnurtari lu chiantu confortare
lu ventu ca trasi dintra li casi.

Ammanittati lu chiantu
si criditi
pi cuitari lu munnu
lu chianti ca matura dintra li petti
e sdirrubba li mura e astuta li cannili
e sdirrubba li mura e astuta li cannili.

Ammanittati la fami
si criditi
d'addifinnirivi li garruna
ma la fami nunn'avi vrazza
lu chiantu nunn'avi affruntu
ma la fami nunn'avi vrazza
lu chiantu nunn'avi affruntu
lu ventu nun sapi sbarri.

Ammanittati l'ummiri
che di notti vannu pi li jardina
a mettiri banneri supra li petri
e chiamanu a vuci forti li matri
ca nunn'annu cchiù sonnu
e vigghianu d'arreri li porti
ammanittati li morti.

Ammanittati li morti
si criditi.

Traduzione in Italiano

Ammanettate il vento
se credete
che vi scombina i capelli
il vento che entra nelle case
per consolare il pianto
il vento che entra nelle case.

Ammanettate il pianto
se credete
per tranquillizzare il mondo
il pianto che matura nei petti
e distrugge le mura e spegne le candele
e distrugge le mura e spegne le candele.

Ammanettate la fame
se credete
di difendervi i galloni
ma la fame non ha braccia
il pianto non ha vergogna
ma la fame non ha braccia
il pianto non ha vergogna
il vento non conosce sbarre / barriere .

Ammanittate le ombre
che di notte vanno nei giardini
a mettere bandiere sopra le pietre
e chiamano a voce forte le madri
che non hanno più sonno
e vegliano dietro le porte (chiuse)
ammanettate i morti.

Ammanettate i morti
se credete.




permalink | inviato da PENSIERISINISTRI il 21/3/2009 alle 10:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
2 marzo 2009
NUCLEARE: NON E' LA SOLUZIONE, MA SARA' IL PROBLEMA
 

Stavo per scarabocchiare una nota sul Nucleare, quando mi sono reso conto che quasi tutto quello che stavo scrivendo si riferiva ad un’intervista di Antonio Cianciullo, (da “La Repubblica” del 7 Novembre 2007) a Jeremy Rifkin, economista di fama mondiale, autore di saggi davvero illuminanti sul nucleare.

Ho riflettuto sulla questione. Non sono uno studioso, certo, ma credo ci sia stato un motivo se nel 1987, 20.894.000 italiani su quasi 30 milioni (l’80% circa) votarono per l’abrogazione del Piano Nazionale di Localizzazione delle centrali. Secondo alcuni, quel voto fu emotivamente influenzato dal disastro di Chernobyl del 1986. Per altri invece fu semplicemente la scelta di una Speranza, per un modello di sviluppo energetico che potesse fare a meno del Nucleare.

A più di vent’anni di distanza questo sogno sembra essere diventato irraggiungibile. Sviluppo Ecosostenibile: una parolaccia. Purtroppo gli sprechi di tempo e di denaro hanno fatto la loro parte in tutto questo. Pale eoliche disseminate in zone che il vento non ha mai accarezzato. Pannelli solari ancora poco diffusi. Qualcuno oggi si scopre “neoambientalista” e ci fa notare che il nucleare ridurrebbe di parecchio le emissioni di CO2 nell’atmosfera. Questo è vero. Ma quali sarebbero realmente gli svantaggi del Nucleare ? Per esporli, ho scelto di limitarmi a schematizzare le argomentazioni di Rifkin contro il Nucleare, aggiungendo qualcosa:

  1. Il problema ancora irrisolto dello smaltimento delle scorie radioattive, che, oltre ad implicare problemi di sicurezza molto elevati, richiederebbe anche dei costi molto consistenti.

  1. Sulla nostra Penisola il rischio per la sicurezza sarebbe più elevato a causa dell’alta densità abitativa e delle zone ad elevato rischio sismico.

  1. Il Nucleare ha assorbito quasi il 50% degli investimenti in ricerca energetica. Oggi, i 439 impianti nel mondo sono in grado di soddisfare soltanto il 6% del fabbisogno mondiale di energia. Per ottenere un risultato davvero consistente bisognerebbe costruire altre migliaia di centrali entro il 2070.

  1. I COSTI di ogni centrale sono enormi, si aggirano tra i 2 e i 3 miliardi di Euro per la costruzione, mentre per lo smantellamento il costi possono addirittura raddoppiare.

  1. Anche l’Uranio è una risorsa in via d’esaurimento e alcuni scienziati ipotizzano che con l’aumento dei ritmi questo rischio potrebbe diventare già realtà nel 2025. In questo caso si dovrebbe ricorrere al Plutonio, risorsa che aumenterebbe i rischi di terrorismo nucleare.

  1. Le centrali nucleari necessitano quotidianamente di enormi quantità d’acqua per il raffreddamento. Il 40% di tutta l'acqua consumata in Francia lo scorso anno, è servita a raffreddare i reattori nucleari. In periodi in cui l’acqua scarseggia è necessario ridurre drasticamente la produzione di energia nucleare. In Italia questo problema non può essere affatto sottovalutato, soprattutto in Estate.

Queste ed altre considerazioni, forse più soggettive, mi spingono a prendere una netta posizione contro il Nucleare. Non un posizione ideologica, ma lungimirante. Credo che il problema energetico sia importante e non possa essere affrontato con una leggerezza simile. Oggi , di fronte all’emergenza, è tornato di moda il Nucleare. Ho paura delle scelte dovute alle emergenze. Sono quasi sempre sbagliate, e quasi sempre impossibili da contrastare.

La sfida è tra una strada lunga e incerta e una via più breve, ma molto rischiosa per le future generazioni. Noi dobbiamo credere che sia possibile un modello di sviluppo più umano, dobbiamo sperare che dopo di noi altri possano vivere in questo mondo senza portare addosso un fardello ereditario con addosso il marchio del nostro silenzio.




permalink | inviato da PENSIERISINISTRI il 2/3/2009 alle 13:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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