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Libertà è partecipazione
POLITICA
23 marzo 2010
L'Italia è il Paese che...

 

“L’Italia è il Paese che amo” diceva un pornopremier, schiarito in viso dai suoi impiegati, per annunciare la sua discesa in campo. L’Italia è il paese che amo e che per questo odio, dico io all’età di ventisette anni, da “quasilauratoinlettere” che sogna di insegnare per passione. È il Paese in cui ho coltivato i miei sogni di siciliano che, come diceva Sciascia è rassegnato a vederli morire i sogni. Ma, sebbene così giovane abbia visto già tanti sogni infrangersi sulla “cortina di fumo” d’una realtà stanca e poco incline al cambiamento, mi sono ritenuto sempre uno moderatamente illuso, che non ha mai abbandonato la speranza nei propri sogni. Ed è per questo che credo nell’odio come nell’amore, perché il confine è impercettibile, come il filo sottile che separa la ragione dalla follia.
Odio quel Paese in cui l’istruzione e la formazione hanno un ruolo sempre più decentrato nella struttura della società. L’Italia in cui alunni, genitori e a volte gli stessi professori non rispettano più il vero significato dell’insegnamento, che per me è stato sempre racchiuso nella simbiosi tra la propria preparazione, la capacità di trasmetterla e il “me ne care molto” di Don Milani.
Odio quel Paese in cui la Politica ha smesso di occuparsi dei problemi reali della gente e ha perso quella “P” maiuscola che le ho sempre attribuito con orgoglio. Un politica di governo ormai troppo occupato ad emanare leggi per difendere il proprio leader o lo status quo dei propri “clientes”; un Parlamento che spesso è un premio per lacchè, sagome e soubrette di partito; dei Partiti che hanno smesso di mediare tra la società e le istituzioni, che non hanno più cuore né idee; un’opposizione un po’ vittima dello strapotere mediatico di questa maggioranza, un po’ perseguitata e carnefice delle propria storia. E mi rivedo tra coetanei e compagni di partito andare avanti senza un vero obiettivo (o col fondato timore di non raggiungerlo), lanciare slogan da campagna elettorale e non portare avanti fino in fondo più niente, se non soltanto se stessi.
Odio quel Paese in cui questa Chiesa si schiera col governo che in cambio le fornisce posizioni di vantaggio economico a vario titolo, nulla è più lontano dall’insegnamento di Cristo di questo triste apparato vaticano.
Odio quello Stato in cui la meritocrazia è una rarità e chi ha lavorato per anni con serietà, chi ha sempre pagato le tasse è costretto a sentirsi un idiota della peggior specie e chiedersi se in questa fitta jungla, popolata da una fauna troppo adatta a viverla, non sia il caso di adottare qualche meschino metodo di sopravvivenza.
Odio quel Paese in cui la stampa è un megafono di partito, la notizia, le inchieste e il giornalismo si perdono tra le roboanti descrizioni di un “pompino di governo” o tra le disturbate frequenza d’una terza rete, da molti giudicata di parte. E intanto milioni d’ascolti per i reality show surclassano quei pochi programmi che meriterebbero di essere visti da un pubblico che dovrebbe riconquistare il proprio orgoglio e la propria storia.
Odio la rassegnazione in cui stiamo precipitando e la mancanza di speranza che ha colpito anche coloro che sono più giovani di me.
Ed è per questo che amo profondamente questo paese, perché fino all’ultimo tenterò di restare, in maniera lecita, a lavorare in Italia, perché amo chi, nonostante tutto, è rimasto fedele alle proprie idee e ai sogni che s’ispiravano al miglioramento della società, pur sapendo che l’uomo è imperfetto e come tale non potrà mai raggiungere la piena realizzazione, ma solo aspirarvi.
Amo chi crede ancora che insegnare in una scuola non sia soltanto un lavoro, chi investe nei propri sogni rischiando le proprie risorse, amo chi crede ancora in quella frase che appartiene a Kant e,  nonostante le mie umane imperfezioni, porto sempre nel mio cuore:
«Agisci in modo da considerare l'umanità, sia nella tua persona, sia nella persona di ogni altro, sempre anche come scopo, e mai come semplice mezzo.»



permalink | inviato da PENSIERISINISTRI il 23/3/2010 alle 15:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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