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PENSIERISINISTRI
Libertà è partecipazione
22 maggio 2010
"Caro Direttore..." di Maria Luisa Busi
Ecco la lettera integrale pubblicata dall'Ansa, indirizzata al direttore Augusto Minzolini e al Cdr, e per conoscenza al direttore generale della Rai Mauro Masi, al presidente dell'azienda Paolo Garimberti e al responsabile delle Risorse umane Luciano Flussi.

Una scelta difficile ma obbligata

Maria Luisa Busi lascia il TG1: "Oggi l'informazione del TG1 è un'informazione parziale e di parte"
“Caro direttore - scrive la Busi - ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell'edizione delle 20 del TG1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me - prosegue - una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il TG1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori.

Una volta era il giornale di tutti

Come ha detto - osserva la giornalista - il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: 'la più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell'ascolto tradizionale’.
Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perchè è un grande giornale. È stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani.

L'informazione del Tg1 parziale e di parte

Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l'informazione del TG1 è un'informazione parziale e di parte.
Dov'è il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perchè negli asili nido non c'è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie.


Dove sono i giovani, i precari, i cassintegrati?

Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè falliti? Dov'è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata.


Anche io compro la carta igienica per la scuola di mia figlia

Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel TG1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale.
L'Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l'infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo.

Arricchiamo le sceneggiature dei programmi di satira

Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale.
Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell'affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. È lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori.

I fatti dell'Aquila quando mi gridavano "vergogna"

I fatti dell'Aquila ne sono stata la prova.
Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. È quello che accade quando si privilegia la comunicazione all'informazione, la propaganda alla verifica.

Dissentire non è tradire: punto 1

Ho fatto dell'onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente.
Pertanto:
1) respingo l'accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente - ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI - le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento.

Non sputo nel piatto in cui mangio: punto 2

Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c'è più alcuno spazio per la dialettica democratica al TG1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo.
2) Respingo l'accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti.
E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.

L'intervista a Repubblica: punto 3

3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera dopo l'intervista rilasciata a Repubblica, lettera nella quale hai sollecitato all'azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di ‘danneggiare il giornale per cui lavoro’, con le mie dichiarazioni sui dati d'ascolto.
I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni.
Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: 'il tg1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche’. Posso dirti che l'unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto.

Gli attacchi de Il Giornale, Libero e Panorama

Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama - anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta - hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni.
Sono stata definita 'tosa ciacolante - ragazza chiacchierona - cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali' e via di questo passo.
Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20.

Serve più rispetto per le notizie, il pubblico e la verità

Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno.
Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità. Quello che nutro per la storia del TG1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere.



permalink | inviato da PENSIERISINISTRI il 22/5/2010 alle 18:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
6 dicembre 2009
Sentirsi Malaussene, da "La Fata Carabina" di Daniel Pennac
Io, Benjamin Malaussène, vorrei che qualcuno m’insegnasse a vomitare l’umano, un metodo sicuro come le due dita in gola, che mi insegnasse il disprezzo, come il buon odio bestiale, quello che massacra a occhi chiusi, vorrei che un giorno arrivasse qualcuno, mi indicasse un altro e mi dicesse: quello è il porco assoluto, cagagli in testa, Benjamin, fagli mangiare la tua merda, uccidilo e massacra i suoi simili.
 
E vorrei poterlo fare, sul serio. Vorrei essere di quelli che chiedono il ritorno della pena di morte, e che l’esecuzione sia pubblica, e che il condannato sia ghigliottinato prima dai piedi, poi sia curato, cicatrizzato e si ricominci appena guarito, nuovo ghigliottinamento, sempre dall’altro lato…
 
...Vorrei appartenere alla vera famiglia, numerosa e tanto unita, di tutti quelli che auspicano il castigo. Porterei i bambini allo spettacolo e potrei dire a Jeremy: “ Vedi cosa ti aspetta se continui a dar fuoco alla pubblica istruzione?”…
 
...Vorrei appartenere alla grande, bella “anima umana”, quella che crede, vero come l’oro, al carattere esemplare della pena, quella che sa da che parte stanno i buoni, da che parte stanno i cattivi, vorrei essere il fortunato possessore di un’intima convinzione, cazzo come mi piacerebbe! Perdio se mi semplificherebbe la vita!



permalink | inviato da PENSIERISINISTRI il 6/12/2009 alle 13:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
11 maggio 2009
NON MI LASSARI SULU di Ignazio Buttitta
 Poco tempo fa, un mio caro compagno di partito mi ha fatto conoscere questa stupenda poesia di Ignazio Buttitta, che io adesso pubblico perchè altri la possano conoscere, perchè altri la devono conoscere.

NON MI LASSARI SULU

Ascutami, parru a tia stasira
e mi pari di parrari o munnu.

Ti vogghiu diri di non lassarimi sulu
nta sta strata longa chi non finisci mai
ed havi i iorna curti.

Ti vogghiu diri
ca quattr'occhi vídínu meggbiu;
ca miliuna d'occhi vidinu chiù luntanu,
e ca lu pisu spartutu nte spaddi diventa leggiu.

Ti vogghiu diri
ca si t'appoji a mia e io m'appoiu a tia
non putemu càdiri
mancu si li furturati n’assicutanu a vintati.

L'aceddi volanu a sbardu, cantanu a sbardu,
un cantu sulu è lamentu e mori ntall'aría,

Non calari l'occhi, ti vogghiu amicu a tavula;
e non è veru mai ca si diversu di mia
c'allongu i vrazza e ti chiamu frati.

Frati ti sugnu e cumpagnu
calatu a scippari i spini chi nsangunianu i pedí:
frati e cumpagnu isatu a sfardari i negghi
e astutari i lampi:
frati e cumpagnu
si scattanu i trona e trema a terra,
e puru si spunta u suli e l'abbrazza.

Unu non fa numíru,
nascemu pi cantari nzemmula
e non pi lassari eredità di lacrimi e ripitíu di lamenti.

Si mori e si resta a nàtari
nto lettu du ciumi chi scìddica a mari,
nto lettu chi cunta la storia di semprí.
E sarannu íorna comu chistí: cu l'arba e lu suli,
i gaddi chi cantanu, l'arbuli chi ciuriscinu,
l'omini ‘nterra e miliardi di stiddí nto celu.

Jorna comu chisti: cu lustru nte strati,
chi tavuti cunzati, chi piccíriddí chi ghiocanu
e l'amuri nte letti ca vucca d'agneddu e di lupu.

Jorna comu chisti: cu tia e cu mia
chiamati cu àutri nomi, a cunsultari libri,
a spirimintari, a giudicari i vivi e i morti
si meritanu… si miritamu pirdunu.

Pirdunu pi guerri a catina, pi stragi,
pi Hiroskima bruciata,
pi pueti fucilati.

Pirdunu pi càmmari a gas,
pi l'ingiustizia codificata,
pu nfernu addumatu nto paradisu da terra,
pi Cristu ‘n cruci e lu boia a l'artaru.

Mi staiu cunfissannu…
Cu m'assolvi?
Cu t'assolvi?

A storia no
si putemu fari a guerra paci,
u chíantu gioia
a scbiavitù libirtà
l'odiu amuri,
e non lu facemu.

A storia no
Si putemu abbattirii mura di petra d'ossa
chi ghisamu ogni ghiornu chi manu lordi,
tu e io, chi manu lordi, e non lu facemu



NON MI LASCIARE SOLO (Traduzione in Italiano)



Ascoltami, parlo a te stasera
e mi pare di parlare al mondo.

Ti voglio dire di non lasciarmi solo
in questa strada lunga che non fìnisce mai
e ha i giorni corti.



Ti voglio dire
che quattro occhi vedono meglio,
che milioni d'occhi vedono píú lontano,
e che il peso diviso sulle spalle diventa leggero.

Ti voglio dire
che se t’appoggi a me e io mi appoggio a te
non possiamo cadere
nemmeno se la bufera c'insegue a ventate.

Gli uccelli volano a stormo, cantano a stormo,
un canto solo è lamento e muore nell'aria

Non abbassare gli occhi, ti voglio amico a tavola;
e non è vero mai che sei diverso da me
che allungo le braccia ti chiamo fratello.

Fratello ti sono e compagno
curvato a strappare le spine che insanguinano i piedi:
fratello e compagno alzato a lacerare le nuvole
a spegnere i lampi:
fratello e compagno
se scoppiano i tuoni e trema la terra,
se spunta il sole e l'abbraccia

Uno non fa numero,
siamo nati per cantare assieme
e non per lasciare eredità di lacrime repítío di lamenti.

Si muore e si resta a nuotare
sul letto del fiume che scivola a mare,
sul letto che racconta la storia di sempre

E saranno giorni come questi: con l'alba e il sole
i galli che cantano gli alberi che fioriscono,
gli uomini in terra e miliardi di stelle nel cielo.

Giorni come questi: con la luce nelle strade
le tavole imbandite, i bambini che giocano,
e l'amore nei letti con la bocca di agnello e di lupo.

Giorni come questi: con te e con me
chiamati con altri nomi a consultare libri,
a sperimentare, a giudicare i vivi e i morti
se meritano…se meritiamo perdono.

Perdono per le guerre a catena, per le stragi
per Híroshima bruciata,
per i poeti fucilati.

Perdono per le camere a gas
per l'ingiustizia codificata,
per l'infemo acceso nel paradiso della terra,
per Cristo in croce e il boia all'altare.

Mi sto confessando
Chi mi assolve?
Chi ti assolve?

La storia no,
se possiamo fare la guerra pace,
il pianto gioia,
la schiavítú libertà,
l'odio amore
e non lo facciamo.

A storia no
Se possiamo abbattere i muri di pietra d'ossa
che innalziamo ogni giorno con le mani lorde,
tu e io, con le mani lorde, e non lo facciamo .



permalink | inviato da PENSIERISINISTRI il 11/5/2009 alle 13:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
DIARI
21 marzo 2009
OGGI 21 MARZO, GIORNATA DELLA MEMORIA, IO RICORDO...

Affinchè restino sempre vivi quei Nomi
che hanno lottato per rendere questa Terra meno arida
e più Libera


Versi per la Libertà 
Testo di Paolo Messina, Musica di Pippo Pollina
PER ASCOLTARE LA CANZONE CLICCA SUL TITOLO

Ammanitati lu ventu
si criditi
ca vi scummina li capiddi
lu ventu ca trasi dintra li casi
pi cunnurtari lu chiantu confortare
lu ventu ca trasi dintra li casi.

Ammanittati lu chiantu
si criditi
pi cuitari lu munnu
lu chianti ca matura dintra li petti
e sdirrubba li mura e astuta li cannili
e sdirrubba li mura e astuta li cannili.

Ammanittati la fami
si criditi
d'addifinnirivi li garruna
ma la fami nunn'avi vrazza
lu chiantu nunn'avi affruntu
ma la fami nunn'avi vrazza
lu chiantu nunn'avi affruntu
lu ventu nun sapi sbarri.

Ammanittati l'ummiri
che di notti vannu pi li jardina
a mettiri banneri supra li petri
e chiamanu a vuci forti li matri
ca nunn'annu cchiù sonnu
e vigghianu d'arreri li porti
ammanittati li morti.

Ammanittati li morti
si criditi.

Traduzione in Italiano

Ammanettate il vento
se credete
che vi scombina i capelli
il vento che entra nelle case
per consolare il pianto
il vento che entra nelle case.

Ammanettate il pianto
se credete
per tranquillizzare il mondo
il pianto che matura nei petti
e distrugge le mura e spegne le candele
e distrugge le mura e spegne le candele.

Ammanettate la fame
se credete
di difendervi i galloni
ma la fame non ha braccia
il pianto non ha vergogna
ma la fame non ha braccia
il pianto non ha vergogna
il vento non conosce sbarre / barriere .

Ammanittate le ombre
che di notte vanno nei giardini
a mettere bandiere sopra le pietre
e chiamano a voce forte le madri
che non hanno più sonno
e vegliano dietro le porte (chiuse)
ammanettate i morti.

Ammanettate i morti
se credete.




permalink | inviato da PENSIERISINISTRI il 21/3/2009 alle 10:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
2 marzo 2009
NUCLEARE: NON E' LA SOLUZIONE, MA SARA' IL PROBLEMA
 

Stavo per scarabocchiare una nota sul Nucleare, quando mi sono reso conto che quasi tutto quello che stavo scrivendo si riferiva ad un’intervista di Antonio Cianciullo, (da “La Repubblica” del 7 Novembre 2007) a Jeremy Rifkin, economista di fama mondiale, autore di saggi davvero illuminanti sul nucleare.

Ho riflettuto sulla questione. Non sono uno studioso, certo, ma credo ci sia stato un motivo se nel 1987, 20.894.000 italiani su quasi 30 milioni (l’80% circa) votarono per l’abrogazione del Piano Nazionale di Localizzazione delle centrali. Secondo alcuni, quel voto fu emotivamente influenzato dal disastro di Chernobyl del 1986. Per altri invece fu semplicemente la scelta di una Speranza, per un modello di sviluppo energetico che potesse fare a meno del Nucleare.

A più di vent’anni di distanza questo sogno sembra essere diventato irraggiungibile. Sviluppo Ecosostenibile: una parolaccia. Purtroppo gli sprechi di tempo e di denaro hanno fatto la loro parte in tutto questo. Pale eoliche disseminate in zone che il vento non ha mai accarezzato. Pannelli solari ancora poco diffusi. Qualcuno oggi si scopre “neoambientalista” e ci fa notare che il nucleare ridurrebbe di parecchio le emissioni di CO2 nell’atmosfera. Questo è vero. Ma quali sarebbero realmente gli svantaggi del Nucleare ? Per esporli, ho scelto di limitarmi a schematizzare le argomentazioni di Rifkin contro il Nucleare, aggiungendo qualcosa:

  1. Il problema ancora irrisolto dello smaltimento delle scorie radioattive, che, oltre ad implicare problemi di sicurezza molto elevati, richiederebbe anche dei costi molto consistenti.

  1. Sulla nostra Penisola il rischio per la sicurezza sarebbe più elevato a causa dell’alta densità abitativa e delle zone ad elevato rischio sismico.

  1. Il Nucleare ha assorbito quasi il 50% degli investimenti in ricerca energetica. Oggi, i 439 impianti nel mondo sono in grado di soddisfare soltanto il 6% del fabbisogno mondiale di energia. Per ottenere un risultato davvero consistente bisognerebbe costruire altre migliaia di centrali entro il 2070.

  1. I COSTI di ogni centrale sono enormi, si aggirano tra i 2 e i 3 miliardi di Euro per la costruzione, mentre per lo smantellamento il costi possono addirittura raddoppiare.

  1. Anche l’Uranio è una risorsa in via d’esaurimento e alcuni scienziati ipotizzano che con l’aumento dei ritmi questo rischio potrebbe diventare già realtà nel 2025. In questo caso si dovrebbe ricorrere al Plutonio, risorsa che aumenterebbe i rischi di terrorismo nucleare.

  1. Le centrali nucleari necessitano quotidianamente di enormi quantità d’acqua per il raffreddamento. Il 40% di tutta l'acqua consumata in Francia lo scorso anno, è servita a raffreddare i reattori nucleari. In periodi in cui l’acqua scarseggia è necessario ridurre drasticamente la produzione di energia nucleare. In Italia questo problema non può essere affatto sottovalutato, soprattutto in Estate.

Queste ed altre considerazioni, forse più soggettive, mi spingono a prendere una netta posizione contro il Nucleare. Non un posizione ideologica, ma lungimirante. Credo che il problema energetico sia importante e non possa essere affrontato con una leggerezza simile. Oggi , di fronte all’emergenza, è tornato di moda il Nucleare. Ho paura delle scelte dovute alle emergenze. Sono quasi sempre sbagliate, e quasi sempre impossibili da contrastare.

La sfida è tra una strada lunga e incerta e una via più breve, ma molto rischiosa per le future generazioni. Noi dobbiamo credere che sia possibile un modello di sviluppo più umano, dobbiamo sperare che dopo di noi altri possano vivere in questo mondo senza portare addosso un fardello ereditario con addosso il marchio del nostro silenzio.




permalink | inviato da PENSIERISINISTRI il 2/3/2009 alle 13:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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