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MERITO, MERITROCRAZIA, MERITARE. ABUSO DI PAROLE

 

In questa settimana ho letto lo speciale su Scuola e Università, pubblicato dal “Sole 24 Ore”. Ho notato che, sebbene vi siano interventi che testimoniano i vari indirizzi riformatori, prevale in ogni articolo una parola su tutte: Merito. Sono sempre stato un sostenitore del Merito in ogni campo, ma d’altra parte non posso fare a meno di notare come questa parola venga abusata spesso in maniera strumentale. Per questo motivo bisogna stare attenti a ciò che personaggi di diversa estrazione partitica intendono con questa parola.

Credo innanzitutto che bisognerebbe individuare il contesto in cui viene utilizzata la parola Meritocrazia. Stiamo parlando di Scuola e di Università. Due momenti della formazione del cittadino che sebbene siano graduali e successivi in questo caso vanno separati.

La Scuola infatti, non può prescindere da una esistenza territoriale necessaria che limita già l’applicazione di criteri meritocratici. È difficile pensare che due licei classici di città limitrofe, ma non troppo vicine (come ad esempio Catania ed Acireale), possano entrare in competizione qualitativa riuscendo a contendersi gli studenti, a prescindere dalla loro residenza. Sebbene i due licei possano essere giudicati sulla base della qualità, per comodità e per necessità, gli studenti di Acireale continueranno ad iscriversi nella scuola della propria città e altrettanto faranno i catanesi. La chiamata diretta degli insegnanti da parte dei Presidi rappresenta quindi un criterio che, se attuato, penalizzerebbe il Merito. Se dovesse passare questo indirizzo, si legittimerebbero criteri arbitrari di selezione della docenza, sulla base di un’improbabile competizione tra scuole che dovrebbe spingere i Presidi a selezionare il personale più qualificato. Credo che prima d’innescare un meccanismo perverso bisognerebbe stabilire i criteri di valutazione e d’immissione e, soprattutto, evitare di pensare alla scuola dell’obbligo come ad un’azienda che debba produrre qualcos’altro rispetto all’obiettivo principale che è e rimane la Formazione.

Quando si parla di Università è possibile parlare di merito e di competizione, ma anche qui bisogna capire sin dove possa essere attuabile questo discorso ed evitare di causare danno a tanti studenti, giovani ricercatori e docenti che non sono la causa dei mali dei nostri Atenei. Innanzitutto è necessario comprendere che, nonostante esistano anche progetti di ricerca inutili, ce ne sono tantissimi altri che hanno bisogno di essere sostenuti dal denaro pubblico perché sono alla base dell’avanzamento scientifico e culturale del nostro Paese. Poi c’è pure una ricerca che può cercare finanziamenti privati, sebbene si muova in un deserto dove sono poche le oasi in cui dissetarsi.

Va poi completato il discorso che riguarda la valutazione e il monitoraggio dei Corsi di Laurea presenti sul Territorio. Dovrebbero essere limitati i decentramenti e incrementato l’accorpamento di corsi di laurea simili, che dovrebbero passare ad una gestione interfacoltà. I Corsi di Laurea Triennali dovrebbero essere ridotti, mentre i Corsi di Laurea Specialistica potrebbero pure essere tanti, ma solo se basati su esigenze formative reali.

Bisognerebbe inoltre capire come il Ministro Gelmini intende parlare di qualità senz’affrontare il vergognoso e stucchevole problema di quelle Scuole e Università private che, con corsi fantasma oppure on-line, regalano diplomi e lauree. Questo modello, non solo svaluta il valore della Formazione, ma costringe scuole ed atenei pubblici a entrare in un sistema di competizione a ribasso che ne riduce notevolmente la qualità.

Chi fa politica dovrebbe pensare al motivo che spinge tanti miei coetanei, soprattutto al Sud, a continuare gli studi per anni, senza sogni e grandi ambizioni. Sono tanti i giovani che oggi vorrebbero, non solo che si parlasse seriamente di merito, ma anche di responsabilità individuale e del loro futuro. Ma finora hanno visto solo tentativi abbozzati, che nascondono soltanto il vuoto politico e l’incapacità di fronteggiare questi discorsi con lungimiranza e conoscenza reale dei problemi che affliggono il nostro paese.

Pubblicato il 13/11/2008 alle 13.22 nella rubrica Politica.

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